Il futuro prossimo venturo usando uno spritz al posto della sfera di cristallo

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Come tutti i giorni ho fatto il mio giro su internet per cercare di capire che cosa sta succedendo e imparare qualcosa di più sul globo in cui viviamo:

  • Corriere della Sera: check
  • Peter Schiff Radio: check
  • Bloomberg: check
  • Ansa: check
  • Sole 24 ore: check
  • Sky TG 24: check
  • CNBC: check

Ok, fatto il mio giretto. Oggi sono quasi felice: ho appena trovato lavoro dopo un lungo periodo di disoccupazione, e sto festeggiando al pub in cui vado tutti i giorni col mio fedele laptop di seconda mano. La cameriera mi ha chiesto:

“Would you like another coffee?”.

“Actually a spritz, please. I need to celebrate, I’ve just found a job!”

 “Congratulations!”

Eccolo   qui, in tutta la sua gloria: il più grande successo italico nel mondo degli ultimi anni dopo il Bunga Bunga e lo spread. A Islington ho visto una gigantografia di uno spritz che sarà stata alta una ventina di metri, in bella mostra sulla facciata di un palazzo.

Nel mio giretto notiziario quotidiano le previsioni sul futuro sono all’ordine del giorno: cosa succederà alla UE, cosa succederà all’Euro, come andrà a finire la Brexit, che combinerà Trump con la Corea del Nord…eccetera eccetera.

Rinvigorito dalla notizia del nuovo lavoro, in questo un impeto di individualismo auto contemplativo, mi cimenterò nella lettura del futuro: no no no…non previsioni; per quello guardate pure il Meteo: sto parlando di veggenza pura.

Ho cercato su Amazon e su EBay un modello convincente di sfera di cristallo, ma, a parte la bellezza dell’oggetto, nessuna certezza sul funzionamento. In mancanza d’altro userò il calice dello spritz qui davanti a me, che, per inciso, è già mezzo vuoto, cacchio.

Allora cominciamo. Fisso lo spritz; dalla condensa creata dal ghiaccio sul vetro del bicchiere iniziano ad apparire sconcertanti visioni dal futuro…

La questione dei migranti verso la UE si concluderà con un’abrogazione dell’accordo di Dublino, e da quel momento verranno limitati i movimenti secondari degli immigrati. I paesi del patto di Visegrad, oltre all’Austria e all’Italia, sospenderanno Schengen.

La Francia e la Germania saranno la promotrici della creazione di campi di prima accoglienza in Libia. L’Italia cofinanzierà l’iniziativa.

Lo spread dei PIIGS raggiungerà livelli critici, coinvolgendo anche la Francia. Verrà proposto il trasferimento di una parte dei debiti pubblici dei paesi membri dell’Eurozona in un bilancio federale, istituendo di pari passo le prime tasse federali.

I processi di entrata nella UE di Albania, Montenegro e Macedonia verranno sospesi a data da destinarsi.

Negli USA alcune grandi aziende riporteranno pessimi risultati, soprattutto nel settore automobilistico, tecnologico e nella vendita al dettaglio. Le azioni del settore finanziario seguiranno poco dopo. I principali indici azionari inizieranno a volgere seriamente verso il basso. I tassi interbancari saliranno.

Diverse grandi aziende dell’High Tech falliranno dal giorno alla notte, senza aver mai fatto un profitto in tutta la durata della loro attività.

Il dollaro comincerà a scendere per via dell’aumento vertiginoso del deficit della bilancia commerciale e del bilancio federale, il quale verrà stimato ben oltre il trilione di dollari.

La Fed taglierà i tassi e introdurrà il QE 4.

Il dollaro si svaluterà ulteriormente, creando forti pressioni inflazionistiche interne agli USA.

Il tasso di disoccupazione inizierà a salire vertiginosamente.

La Cina inizierà a vendere i bond americani in portafolgio mentre cercherà di salvare le maggiori banche del paese sommerse dal panico dei crediti deteriorati, fino ad allora ignorati.

Russia, Cina, Turchia ed Iran annunceranno la creazione di una nuova rete per i pagamenti interbancari, e creeranno un nuovo sistema valutario agganciato allo Yuan, che a sua volta sarà agganciato al prezzo dell’oro. Il prezzo dell’oro schizzerà verso l’alto di vari multipli, seguito dall’argento, con multipli ancora maggiori.

Il Giappone annuncerà modifiche costituzionali per avviare un riarmo su vasta scala.

La BCE annuncerà il lancio di un nuovo quantitative easing, con il mandato di comprare anche corporate bond bancari, ETF e metalli preziosi.

A quel punto lo spread con comincerà a calare sia per il QE che per l’aumento dei rendimenti tedeschi dovuti al salvataggio che la Germania dovrà effettuare su alcune banche tedesche. Il debito pubblico tedesco supererà il 100% del PIL. A seguito di nuove elezioni, i Cristiano Democratici Bavaresi formeranno un governo con la destra tedesca.

Il governo italiano cadrà a causa dei litigi tra Lega e M5S, i quali si accuseranno a vicenda per la mancata implementazione del reddito di cittadinanza e della Flat Tax e verranno sostituiti da un governo tecnico guidato da Cottarelli, con Padoan Ministro dell’Economia e Monti Ministro degli Esteri.

Il Governo sarà sostenuto da PD, Forza Italia e pezzi di Lega e M5S, i quali si uniranno in un nuovo partito di “responsabili”. Alcune delle maggiori banche italiane si uniranno in un unico gruppo e riceveranno aiuti governativi. Il debito pubblico si avvicinerà al 200%. Con l’approvazione della BCE, alcune emissioni di debito italiano verranno trasformate in rendite perpetue.

L’inflazione inizierà a salire anche in Europa, soprattutto per i generi alimentari e l’energia. Crollo del mercato immobiliare in tutta Europa.

Nel Regno Unito i Laburisti vinceranno le snap election e annunceranno una Brexit secondo il modello Norvegese.

La Russia lancerà un’offensiva militare contro l’Ucraina, annettendo l’intera parte orientale del paese. Nessuna resistenza da parte della Nato o dell’ONU,  a parte dichiarazioni di circostanza.

La Bielorussia si unirà volontariamente alla Russia. La Polonia e la parte occidentale dell’Ucraina si uniranno in una federazione.

Svezia e Finlandia entreranno nella NATO.

Gli Islamisti prenderanno controllo della Tunisia, con l’appoggio della Turchia.

Assad riprenderà pieno controllo della Siria.

I mondiali del 2022 in Qatar verranno riassegnati al Regno Unito.

E su questa nota, ho finito lo spritz, quindi anche i miei poteri soprannaturali.

Vedremo che cosa succederà realmente. In bocca al lupo a tutto il globo terracqueo.

Novità dal Bel Paese e possibili conseguenze nel rapporto con la UE

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In questi giorni Lega e M5S hanno lavorato molto per la creazione di un “contratto” di governo e per l’accordo sulla composizione dell’esecutivo.
Il peggio della partitocrazia è tornato sotto forma di “novità rivoluzionaria”, di “governo del popolo, per il popolo”. Tutto quello che si è criticato della cosiddetta Prima Repubblica (siamo ancora nella Prima, perché la Costituzione è ancora la stessa) si ripresenta con forza e con numerosi elementi peggiorativi; non sono un costituzionalista, ma con le mie poche nozioni di Diritto Pubblico acquisite un quarto di secolo fa, direi che ci sono abbastanza argomenti per discutere un’eventuale anticostituzionalità di alcuni passaggi.
Salvini, Di Maio e relativi collaboratori si sono chiusi in una stanza e hanno deciso tutto, programma e spartizione delle poltrone di Governo, e per ultimo, la candidatura di un Presidente del Consiglio che dovrebbe semplicemente essere un segretario al servizio dei due partiti di Governo.
Tutto questo in netto contrasto con la prassi Costituzionale: il Presidente della Repubblica indica il Presidente del Consiglio. Il Presidente del Consiglio sceglie la squadra di Governo, e coordina i lavori per la presentazione del programma, che poi verrà presentato alle Camere per l’ottenimento della fiducia. Persino negli anni in cui la partitocrazia era considerata la prassi, nessuno ha mai osato umiliare il ruolo del Presidente del Consiglio in tal modo.
Se mai il governo M5S e Lega si farà, a meno che Salvini o Di Maio non decidano di assumersi la responsabilità di fare il Presidente del Consiglio, il Capo del Governo sarà un burattino nelle mani dei partiti, con un’autorità pari allo zero assoluto. Questo burattino poi dovrebbe presentarsi agli incontri internazionali più come portavoce dei partiti che come Primo Ministro.
A tutto questo si aggiunge l’idea di un fantomatico “comitato”(che speriamo venga eliminato dal programma o cassato dal Presidente della Repubblica) che dovrebbe risolvere a livello di segreterie di partito, i punti non coperti dal “contratto”; questo dovrebbe proprio essere il ruolo del Presidente del Consiglio.

Vista l’intenzione del potenziale nuovo governo italiano di rompere il Fiscal Compact per mettere in atto una serie di promesse elettorali senza copertura finanziaria, la UE rischia grosso: se si ritornasse al 2011, questa volta sarebbe molto difficile salvare l’Italia. Siamo verso la fine del ciclo economico, una recessione più o meno imminente è ormai da mettere in conto, molti degli Stati Europei sono indebitati fino al collo e gestiscono deficit che non si dovrebbero presentare durante una cosiddetta “ripresa”. Molti governi stanno facendo fatica a tenere a bada tensioni populiste. L’immigrazione di massa da Africa e Medio Oriente ha esacerbato i sentimenti anti-europeisti. La Brexit e’ una brutta gatta da pelare che potrebbe avere riverberi devastanti in molti aspetti della vita comunitaria. La BCE ha già un bilancio enorme dovuto al quantitative easing, e Draghi si avvia verso la fine del suo mandato. Chi verrà dopo di lui, è possibile che sia molto meno accomodante del suo predecessore. Insomma, le condizioni odierne sono molto, ma molto peggiori che nel 2011.
Cosa farà la UE? Penso che sarebbe difficile sia a livello politico a Bruxelles, sia a livello monetario a Francoforte, mantenere l’implicito accordo “quantitative easing in cambio di sforzo per rispettare il fiscal compact”. Se non ci dovesse essere più quantitave easing anche solo per qualche settimana, lo spread tornerebbe alle stelle. Le banche italiane sono molto sensibili al movimento dello spread; hanno in pancia molti titoli del debito pubblico italiano, e se lo spread si alzasse, il loro capitale verrebbe “mangiato” dalle perdite non realizzate sui bond. Basterebbe che una banca italiana, anche piccola, cadesse sotto i colpi dello spread per innescare una bank run, con file interminabili di correntisti che cercano disperatamente di riprendersi i propri risparmi. Lega e M5S sputarono fuoco e fiamme quando i precedenti governi salvarono le 4 banche regionali. Avranno i nuovi governanti il fegato di far fallire una o più banche? Qui sta uno dei maggiori paradossi dei partiti populisti: nella loro visione del mondo le banche sono “cattive” e vanno lasciate fallire (forse nazionalizzate?), ma i correntisti non devono subire perdite perché il bail-in negoziato e deciso a livello europeo è un’ingiustizia imposta dalla Germania e dai suoi vassalli. Ok, mettiamo che questa visione sia veritiera, ma con quali soldi si salverebbero i correntisti, se non con i soldi presi a prestito dalla BCE? Quale investitore privato vorrebbe comprare i bond italiani con lo spread che sale? E una volta salvati i correntisti, che cosa succederebbe a tutte le altre costosissime politiche del “contratto” tra Lega e M5S? Reddito di cittadinanza, flat tax, e tutto il resto?
Lega e M5S stanno scherzando col fuoco, in un momento in cui la UE ha proprio poca voglia di scherzare.

Sono antieuropeista perché: “L’Unione Europea non è democratica”. Vediamo un po’…

Negli ultimi anni il criticismo nei confronti dell’Unione Europea è aumentato notevolmente, inizialmente foraggiato dai “Populisti”, ed in seguito rinforzato da molti movimenti politici tradizionali. Il termine “Populisti” è messo tra virgolette perché la vaghezza della definizione di “populista” va di pari passo con la grande popolarità di tale parola. È curioso notare come tali posizioni fiorirono massicciamente quando la crisi economica del 2008 fece sentire i suoi effetti (con la pancia piena l’UE non dava tutti questi problemi). Comunque, la crisi economica sarà oggetto di futuri post; oggi vediamo perché dovrei essere antieuropeista in virtù della presunta antidemocraticità delle istituzioni europee. Ci cimenteremo in una semplice analisi del livello democratico delle principali istituzioni europee; per fare questo abbiamo bisogno di un benchmark, di un termine di paragone, di un esempio di democrazia che metta in risalto l’antidemocraticità della UE. L’apice del sentimento antieuropeista si è manifestato con il successo del referendum sulla Brexit nel 2016; uno dei cavalli di battaglia dei Brexiteers era proprio la critica al livello democratico delle istituzioni europee. Finalmente il Regno Unito si libererà del giogo antidemocratico della UE e tornerà a godersi l’idillio democratico delle proprie istituzioni, senza mezzi termini: la democrazia del referendum ha battuto la dittatura burocratica di Bruxelles. Per l’analisi quindi, quale miglior termine di paragone: il Regno Unito.
Prendiamo in considerazione i principali elementi di un paese democratico moderno:

  • Capo di Stato
  • Capo di Governo
  • Parlamento
  • Sistema Elettorale

Il livello complessivo di democrazia di un paese è funzione della combinazione del livello di democraticità di tali elementi, i quali pongono le precondizioni per lo sviluppo di tutte le altre componenti di un paese democratico in senso liberale: dalla Giustizia alla Stampa, dall’Istruzione all’Ordine Pubblico, alla Difesa.

Capo di Stato

Questo è il paragone più complicato. L’Unione Europea non ha un Capo di Stato in senso tradizionale, ma ha un organo collegiale che in un certo senso ne fa le veci, potremmo dire, in senso presidenzialista: il Consiglio Europeo (da non confondere con il Consiglio dell’Unione Europea e soprattutto con il Consiglio d’Europa). Il Consiglio elegge un Presidente, il quale ne coordina le attività.
È composto da Capi di Stato e di Governo dei 28 (presto 27) paesi dell’Unione Europea. Tutti i membri del Consiglio hanno legittimazione democratica: in poche parole o sono stati eletti, direttamente o indirettamente, oppure, da nominati, godono della fiducia dei parlamenti nazionali.
Il Capo di Stato del Regno Unito di Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord è la Regina d’Inghilterra. La Regina è Monarca in virtù di diritto di sangue. Personalmente ritengo che la Regina Elisabetta II sia un ottimo Capo di Stato e che la Monarchia in sé sia una forma di Stato rispettabilissima, ma nonostante tutto lo ius sanguinis non ha molto a che vedere con la democrazia.

Capo di Governo

Il Capo di Governo della Unione Europea è il Presidente della Commissione Europea.
Viene nominato dal Consiglio Europeo (nomina effettuata a maggioranza) e poi approvato dal Parlamento Europeo.

Il Primo Ministro Britannico viene nominato dalla Regina e gode della fiducia della Camera Bassa del Parlamento.

Parlamento

Il parlamento Europeo ha una sola camera ed è eletto a suffragio universale
Il parlamento Britannico è bicamerale:
la Camera dei Comuni (Camera Bassa), eletta a suffragio universale.
La Camera dei Lord (Camera Alta), i cui membri sono eletti o nominati con vari criteri:
alcuni membri sono nominati dalla Regina su indicazione del Governo o di un’apposita Commissione. Le nomine hanno un orientamento politico che riflette i rapporti di forza della Camera dei Comuni.
Una novantina di membri sono eletti tra chi gode del diritto ereditario di essere parte della House of Lords.
Fanno parte della House of Lord anche alcuni membri del Clero della Chiesa d’Inghilterra.

Legge elettorale

Il parlamento Europeo è eletto col sistema proporzionale.
La camera dei Comuni nel Regno Unito è eletta col sistema uninominale a turno unico.

Personalmente sono un grande sostenitore del sistema uninominale per una lunga serie di ragioni che non è il caso di analizzare in questo post, ma non vi è dubbio che il livello di democraticità, intesa come rappresentatività, sia più elevato nel sistema proporzionale.

Le descrizioni sopra riportate sono molto semplificate. Tali elementi sono in realtà molto più dettagliati, ma spero che queste poche righe siano sufficienti per delineare il loro impatto sul livello di democrazia di cui sono portatori.

Per concludere, il livello di democrazia è più alto nel Regno Unito che nell’Unione Europea? L’ipotetica “differenza” in democraticità è tale da giustificare un movimento per l’uscita dell’Unione Europea? Io un’opinione ce l’ho. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i lettori.

EU vs UK 2

Banconote senza identità

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Pochi sanno che l’entrata in vigore dell’Euro come valuta “tangibile” il primo gennaio 2002 è stata la più grande operazione logistica avvenuta nel Vecchio Continente dai tempi della seconda guerra mondiale.

Mi ricordo quando prelevai per la prima volta soldi dal Bancomat quel giorno di Capodanno. Non avevo fatto molto tardi la sera prima; non sono mai stato un grande amante dei cenoni di San Silvestro, e mi recai di buon’ora alla banca. C’erano un paio di persone in fila davanti al bancomat prima me. Chi lasciava la fila dopo aver prelevato, ispezionava incuriosito le nuove banconote, conscio che in un modo o nell’altro quello era un momento storico. In futuro qualcuno avrebbe condiviso il ricordo chiedendo: “Dove ti trovavi quel giorno in cui arrivò l’Euro?”. In realtà l’Euro era già parte della vita degli Europei da 3 anni, ma i popoli europei ne diventarono pienamente consci solo quando poterono toccare con mano la loro nuova valuta.

Mi trovavo a Dublino quel giorno, e l’ATM machine (Bancomat per noi italiani) dispensò 5 banconote da €20. L’impatto estetico non fu dei migliori; l’azzurrino era senz’altro piacevole e rassicurante, ma le dimensioni e la grafica mancavano dell’autorità delle banconote del punt irlandese o della lira italiana, risultando più simile ai soldi del Monopoli. Sembravano quasi soldi finti. Ma c’era qualcos’altro che non mi convinceva, qualcosa che mancava, un dettaglio, un segno che mi dicesse “questi sono i tuoi soldi, i soldi del tuo paese”. C’era una piccola bandierina europea, la scritta “Euro” in caratteri latini e greci, una carta geografica dell’Europa…ma una carta fisica! Voglio dire, si potevano riconoscere anche i profili della Russia, della Turchia, dell’Algeria, che non facevano, e tutt’ora non fanno parte né della UE, né della zona Euro.

Completavano la grafica un ponte, che si poteva trovare in Spagna o Italia, e un paio di finestre gotiche che potevano essere prese da una cattedrale del nord Europa. Ma non erano monumenti reali, erano immagini ideali, di un ponte che non esiste e di una cattedrale che non esiste.

Ma come? Con tutte le meravigliose cattedrali e i ponti stupendi che si possono trovare in Europa, perché si era ricorsi a icone neutre e anonime? Insomma, quella banconota non mi suscitava alcun senso di appartenenza, nessuna corrispondenza di amorosi sensi, nessun sentimento di orgoglio per il lungo percorso che il mio continente aveva intrapreso per centinaia di anni per arrivare ad un tale importante risultato.

A quel punto andai in un negozietto a comprare il giornale; presi l’Irish Time, che nei weekend e bank holiday offriva un’enorme mole di materiale da leggere, tra inserti, magazine, dossier e pubblicità di vacanze esotiche. Presi il malloppone dell’Irish Time e lo portai alla cassa. Porsi i €20 alla cassiera e ricevetti come resto una banconota da €10, una da €5 e qualche monetina.

Le banconote erano praticamente una replica della banconota da €20, ma con colori diversi, anonime e senza arte né parte. Poi diedi un’occhiata alle monetine, scintillanti e nuove di zecca (nel vero senso della parola). Non ricordo quanti e quali monetine mi vennero date di resto, ma c’era senz’altro una moneta da €1. Mhmm…estremamente più piccola del vecchio punt (uno splendido “doblone” che per dimensioni e peso dava l’Impressione di valere molto di più di quanto valesse in realtà). Quella monetina bicolore però era interessante; a parte l’allegra lucentezza, e la solita cartina dell’Europa, sul secondo lato risplendeva in tutto il suo orgoglio una splendida arpa celtica, simbolo della Repubblica d’Irlanda. In quella semplice icona c’erano migliaia di anni di storia, di cultura, di battaglie, di speranze, di sconfitte e di vittorie, di musica, di letteratura, di teatro: ecco, finalmente, qualcosa che mi appartiene; non sono Irlandese, ma il mio grande amore per l’Irlanda mi faceva relazionare con quella moneta: quella era la mia moneta.

Nei giorni seguenti mi capitarono per le mani monetine provenienti da altri paesi europei; ero veramente affascinato dai simboli del “lato B” delle monete: l’uomo vitruviano, la civetta di Atena, il Re Juan Carlos di Spagna. Quelle monete svolgevano la funzione di unità di misura, mezzo di scambio, contenitore di valore e, anche, di bandiera. Perché questa differenza tra l’anonimità delle banconote e il forte valore identitario delle monete?

Molto semplice:

Le banconote sono emesse dalla BCE. Le banconote sono “note della banca”, della Banca Centrale Europea. Sospetto che per non scontentare nessuno si decise di lasciare le banconote “neutre”, senza particolare riferimento ad alcun paese specifico. Le monete invece, sono emesse dai Tesori nazionali, i quali possono “sbizzarrirsi” sul design del lato B.

Per quanto io sia un europeista convinto, al di là di qualsiasi considerazione prettamente finanziaria sul progetto Euro, ritengo che le decisioni sul design di banconote e monete non contribuiscano alla causa di un comune sentire europeo; anzi, la netta contrapposizione tra l’anonimità delle banconote, e la specificità culturale delle monete, mette in evidenza come la BCE non sia riuscita a consolidare le ricche culture europee, nemmeno per una cosa relativamente “piccola” (rispetto all’intero progetto europeo) come il design delle banconote, mentre i tesori nazionali mantengono vivo il desiderio di promuovere la propria identità (cosa di per sè giustissima) e la voglia di distinguersi, per essere sicuri di non essere confusi con il proprio vicino europeo.

Personalmente, come italiano ed europeo, sarei estremamente orgoglioso di vedere il ritratto di Beethoven o di Erasmo da Rotterdam sulle banconote emesse dalla BCE; Beethoven è “mio”, così come Vivaldi. Erasmo da Rotterdam è “mio”, così come Macchiavelli. Macchiavelli non è sulle banconote, mentre Erasmo sì? La cosa non mi turba e non toglie nulla a Macchiavelli. Mi rendo conto di essere in minoranza; molti miei amici italiani, irlandesi, inglesi o spagnoli non sarebbero d’accordo con me. Il comune senso di appartenenza al patrimonio culturale europeo non è molto diffuso. Sarebbe bello se le istituzioni europee avessero un po’ di più di coraggio e proponessero occasioni, come accennato prima, di “consolidamento” delle culture europee. Parlo di “consolidamento” e non di “mescolamento” delle culture europee. In parole molto semplici e con un’analogia culinaria, l’Europa non è recipiente in cui mescolare tutti gli elementi delle varie culture per preparare un piatto unico. L’Europa è più simile ad un cesto pieno di prodotti diversi, che stanno benissimo serviti all’interno dello stesso menù.

Se si aspetta che questo cesto venga riempito dalle democrazie europee, l’attesa potrebbe durare secoli con un bel nulla di fatto. La prima mossa spetta alle istituzioni europee, che innanzi tutto devono capire il loro ruolo di guida politica. Devono guidare, non inseguire il consenso. I leader guidano il consenso, gli esperti di marketing lo seguono. Purtroppo i paesi dell’Unione in questo momento pullulano di politici più orientati verso il marketing che la politica. I paesi europei hanno disperatamente bisogno di essere guidati verso un sentimento condiviso per un destino comune pur partendo da storie diverse, certo, ma tutt’altro che estranee tra di loro. Le macerie economiche lasciate dalla crisi mai finita del primo decennio di questo secolo non potranno essere rimosse da rigurgiti nazionalisti, i quali non sono solo anacronistici, ma pure molto dubbi sulle loro fondamenta storiche e politiche. Sarebbe interessante se si cominciassero a “mutualizzare” le perle della cultura europea, oltre che alcuni dei fardelli che derivano dall’intraprendere uno dei più ambizioni progetti politici della storia.

Su quest’ultimo punto, concludo con uno spunto preso dalla storia dell’unificazione degli Stati Uniti d’America, pur con tutte le dovute differenze del caso.

Ci sono banconote di 7 tagli differenti in circolazione negli USA.

Sui tagli da $1, $2, $5, $20 e $50 sono presenti i ritratti di presidenti degli USA.

Sulla banconota da $100 è presente il ritratto di Benjamin Franklin, che non fu mai presidente, ma pur sempre uno dei padri fondatori, oltre che grande uomo di scienza.

La banconota da $10 presenta il ritratto di Alexander Hamilton, personaggio non particolarmente noto al grande pubblico. Non fu mai presidente, e non pare che fosse un inventore, ma viene considerato uno dei padri fondatori. Condivide la presenza sulla banconota con l’immagine del palazzo del Tesoro Federale: fu Hamilton che propose con successo la mutualizzazione del debito tra gli Stati dell’Unione.

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Hello World!

Che cos’è cogito ergo eu?
Una piazza virtuale in cui ci scambieremo opinioni, idee sul presente, passato e soprattutto futuro dell’Unione Europea, con un occhio vigile a tutto ciò che accade nel mondo, perché la geopolitica è un sacchetto di biglie colorate: impossibile muoverne una senza muovere le altre.
Cercheremo di guardare all’argomento UE da varie angolature analizzando aspetti politici, economici, storici e filosofici.
Per correttezza è giusto informare i lettori che chi gestisce il blog crede nell’opportunità di un’Unione Europea federale, con un suo governo centrale, un suo esercito e una sua politica estera.
È giusto sottolineare come noi del team del blog proveniamo da culture politiche diverse, e abbiamo visioni diverse su come un’Unione Europe Federale si dovrebbe configurare e su come dovrebbe affrontare le sfide presenti e future (per esempio l’immigrazione o la Brexit).
Detto questo, contributi antieuropeisti saranno ben accetti. L’unica regola che ci siamo posti è che le discussioni siano rilevanti e costruttive: insulti, male parole e slogan da bar non saranno ammessi.
Speriamo di piantare questo semino e di farlo crescere forte e credibile e di riuscire magari ad attirare l’attenzione di esperti in materia per rendere la discussione sempre più ricca.
L’Unione Europea sta vivendo un momento difficile sugli strascichi della crisi del 2008, mai definitivamente risolta, la quale ha esposto l’opinione pubblica ad una serie di “mantra” che spesso vengono definiti di matrice “populista”; per fare qualche esempio: “La UE è governata da burocrati non eletti”, “La UE non è democratica”, “La UE costa tanto”, “L’Euro ha portato più problemi che vantaggi” … e via di questo passo.
Analizzeremo questi punti uno per uno, portando dati e analisi a supporto delle nostre tesi. Bene, si comincia.eu-2293403_1920