Novità dal Bel Paese e possibili conseguenze nel rapporto con la UE

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In questi giorni Lega e M5S hanno lavorato molto per la creazione di un “contratto” di governo e per l’accordo sulla composizione dell’esecutivo.
Il peggio della partitocrazia è tornato sotto forma di “novità rivoluzionaria”, di “governo del popolo, per il popolo”. Tutto quello che si è criticato della cosiddetta Prima Repubblica (siamo ancora nella Prima, perché la Costituzione è ancora la stessa) si ripresenta con forza e con numerosi elementi peggiorativi; non sono un costituzionalista, ma con le mie poche nozioni di Diritto Pubblico acquisite un quarto di secolo fa, direi che ci sono abbastanza argomenti per discutere un’eventuale anticostituzionalità di alcuni passaggi.
Salvini, Di Maio e relativi collaboratori si sono chiusi in una stanza e hanno deciso tutto, programma e spartizione delle poltrone di Governo, e per ultimo, la candidatura di un Presidente del Consiglio che dovrebbe semplicemente essere un segretario al servizio dei due partiti di Governo.
Tutto questo in netto contrasto con la prassi Costituzionale: il Presidente della Repubblica indica il Presidente del Consiglio. Il Presidente del Consiglio sceglie la squadra di Governo, e coordina i lavori per la presentazione del programma, che poi verrà presentato alle Camere per l’ottenimento della fiducia. Persino negli anni in cui la partitocrazia era considerata la prassi, nessuno ha mai osato umiliare il ruolo del Presidente del Consiglio in tal modo.
Se mai il governo M5S e Lega si farà, a meno che Salvini o Di Maio non decidano di assumersi la responsabilità di fare il Presidente del Consiglio, il Capo del Governo sarà un burattino nelle mani dei partiti, con un’autorità pari allo zero assoluto. Questo burattino poi dovrebbe presentarsi agli incontri internazionali più come portavoce dei partiti che come Primo Ministro.
A tutto questo si aggiunge l’idea di un fantomatico “comitato”(che speriamo venga eliminato dal programma o cassato dal Presidente della Repubblica) che dovrebbe risolvere a livello di segreterie di partito, i punti non coperti dal “contratto”; questo dovrebbe proprio essere il ruolo del Presidente del Consiglio.

Vista l’intenzione del potenziale nuovo governo italiano di rompere il Fiscal Compact per mettere in atto una serie di promesse elettorali senza copertura finanziaria, la UE rischia grosso: se si ritornasse al 2011, questa volta sarebbe molto difficile salvare l’Italia. Siamo verso la fine del ciclo economico, una recessione più o meno imminente è ormai da mettere in conto, molti degli Stati Europei sono indebitati fino al collo e gestiscono deficit che non si dovrebbero presentare durante una cosiddetta “ripresa”. Molti governi stanno facendo fatica a tenere a bada tensioni populiste. L’immigrazione di massa da Africa e Medio Oriente ha esacerbato i sentimenti anti-europeisti. La Brexit e’ una brutta gatta da pelare che potrebbe avere riverberi devastanti in molti aspetti della vita comunitaria. La BCE ha già un bilancio enorme dovuto al quantitative easing, e Draghi si avvia verso la fine del suo mandato. Chi verrà dopo di lui, è possibile che sia molto meno accomodante del suo predecessore. Insomma, le condizioni odierne sono molto, ma molto peggiori che nel 2011.
Cosa farà la UE? Penso che sarebbe difficile sia a livello politico a Bruxelles, sia a livello monetario a Francoforte, mantenere l’implicito accordo “quantitative easing in cambio di sforzo per rispettare il fiscal compact”. Se non ci dovesse essere più quantitave easing anche solo per qualche settimana, lo spread tornerebbe alle stelle. Le banche italiane sono molto sensibili al movimento dello spread; hanno in pancia molti titoli del debito pubblico italiano, e se lo spread si alzasse, il loro capitale verrebbe “mangiato” dalle perdite non realizzate sui bond. Basterebbe che una banca italiana, anche piccola, cadesse sotto i colpi dello spread per innescare una bank run, con file interminabili di correntisti che cercano disperatamente di riprendersi i propri risparmi. Lega e M5S sputarono fuoco e fiamme quando i precedenti governi salvarono le 4 banche regionali. Avranno i nuovi governanti il fegato di far fallire una o più banche? Qui sta uno dei maggiori paradossi dei partiti populisti: nella loro visione del mondo le banche sono “cattive” e vanno lasciate fallire (forse nazionalizzate?), ma i correntisti non devono subire perdite perché il bail-in negoziato e deciso a livello europeo è un’ingiustizia imposta dalla Germania e dai suoi vassalli. Ok, mettiamo che questa visione sia veritiera, ma con quali soldi si salverebbero i correntisti, se non con i soldi presi a prestito dalla BCE? Quale investitore privato vorrebbe comprare i bond italiani con lo spread che sale? E una volta salvati i correntisti, che cosa succederebbe a tutte le altre costosissime politiche del “contratto” tra Lega e M5S? Reddito di cittadinanza, flat tax, e tutto il resto?
Lega e M5S stanno scherzando col fuoco, in un momento in cui la UE ha proprio poca voglia di scherzare.

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