Banconote senza identità

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Pochi sanno che l’entrata in vigore dell’Euro come valuta “tangibile” il primo gennaio 2002 è stata la più grande operazione logistica avvenuta nel Vecchio Continente dai tempi della seconda guerra mondiale.

Mi ricordo quando prelevai per la prima volta soldi dal Bancomat quel giorno di Capodanno. Non avevo fatto molto tardi la sera prima; non sono mai stato un grande amante dei cenoni di San Silvestro, e mi recai di buon’ora alla banca. C’erano un paio di persone in fila davanti al bancomat prima me. Chi lasciava la fila dopo aver prelevato, ispezionava incuriosito le nuove banconote, conscio che in un modo o nell’altro quello era un momento storico. In futuro qualcuno avrebbe condiviso il ricordo chiedendo: “Dove ti trovavi quel giorno in cui arrivò l’Euro?”. In realtà l’Euro era già parte della vita degli Europei da 3 anni, ma i popoli europei ne diventarono pienamente consci solo quando poterono toccare con mano la loro nuova valuta.

Mi trovavo a Dublino quel giorno, e l’ATM machine (Bancomat per noi italiani) dispensò 5 banconote da €20. L’impatto estetico non fu dei migliori; l’azzurrino era senz’altro piacevole e rassicurante, ma le dimensioni e la grafica mancavano dell’autorità delle banconote del punt irlandese o della lira italiana, risultando più simile ai soldi del Monopoli. Sembravano quasi soldi finti. Ma c’era qualcos’altro che non mi convinceva, qualcosa che mancava, un dettaglio, un segno che mi dicesse “questi sono i tuoi soldi, i soldi del tuo paese”. C’era una piccola bandierina europea, la scritta “Euro” in caratteri latini e greci, una carta geografica dell’Europa…ma una carta fisica! Voglio dire, si potevano riconoscere anche i profili della Russia, della Turchia, dell’Algeria, che non facevano, e tutt’ora non fanno parte né della UE, né della zona Euro.

Completavano la grafica un ponte, che si poteva trovare in Spagna o Italia, e un paio di finestre gotiche che potevano essere prese da una cattedrale del nord Europa. Ma non erano monumenti reali, erano immagini ideali, di un ponte che non esiste e di una cattedrale che non esiste.

Ma come? Con tutte le meravigliose cattedrali e i ponti stupendi che si possono trovare in Europa, perché si era ricorsi a icone neutre e anonime? Insomma, quella banconota non mi suscitava alcun senso di appartenenza, nessuna corrispondenza di amorosi sensi, nessun sentimento di orgoglio per il lungo percorso che il mio continente aveva intrapreso per centinaia di anni per arrivare ad un tale importante risultato.

A quel punto andai in un negozietto a comprare il giornale; presi l’Irish Time, che nei weekend e bank holiday offriva un’enorme mole di materiale da leggere, tra inserti, magazine, dossier e pubblicità di vacanze esotiche. Presi il malloppone dell’Irish Time e lo portai alla cassa. Porsi i €20 alla cassiera e ricevetti come resto una banconota da €10, una da €5 e qualche monetina.

Le banconote erano praticamente una replica della banconota da €20, ma con colori diversi, anonime e senza arte né parte. Poi diedi un’occhiata alle monetine, scintillanti e nuove di zecca (nel vero senso della parola). Non ricordo quanti e quali monetine mi vennero date di resto, ma c’era senz’altro una moneta da €1. Mhmm…estremamente più piccola del vecchio punt (uno splendido “doblone” che per dimensioni e peso dava l’Impressione di valere molto di più di quanto valesse in realtà). Quella monetina bicolore però era interessante; a parte l’allegra lucentezza, e la solita cartina dell’Europa, sul secondo lato risplendeva in tutto il suo orgoglio una splendida arpa celtica, simbolo della Repubblica d’Irlanda. In quella semplice icona c’erano migliaia di anni di storia, di cultura, di battaglie, di speranze, di sconfitte e di vittorie, di musica, di letteratura, di teatro: ecco, finalmente, qualcosa che mi appartiene; non sono Irlandese, ma il mio grande amore per l’Irlanda mi faceva relazionare con quella moneta: quella era la mia moneta.

Nei giorni seguenti mi capitarono per le mani monetine provenienti da altri paesi europei; ero veramente affascinato dai simboli del “lato B” delle monete: l’uomo vitruviano, la civetta di Atena, il Re Juan Carlos di Spagna. Quelle monete svolgevano la funzione di unità di misura, mezzo di scambio, contenitore di valore e, anche, di bandiera. Perché questa differenza tra l’anonimità delle banconote e il forte valore identitario delle monete?

Molto semplice:

Le banconote sono emesse dalla BCE. Le banconote sono “note della banca”, della Banca Centrale Europea. Sospetto che per non scontentare nessuno si decise di lasciare le banconote “neutre”, senza particolare riferimento ad alcun paese specifico. Le monete invece, sono emesse dai Tesori nazionali, i quali possono “sbizzarrirsi” sul design del lato B.

Per quanto io sia un europeista convinto, al di là di qualsiasi considerazione prettamente finanziaria sul progetto Euro, ritengo che le decisioni sul design di banconote e monete non contribuiscano alla causa di un comune sentire europeo; anzi, la netta contrapposizione tra l’anonimità delle banconote, e la specificità culturale delle monete, mette in evidenza come la BCE non sia riuscita a consolidare le ricche culture europee, nemmeno per una cosa relativamente “piccola” (rispetto all’intero progetto europeo) come il design delle banconote, mentre i tesori nazionali mantengono vivo il desiderio di promuovere la propria identità (cosa di per sè giustissima) e la voglia di distinguersi, per essere sicuri di non essere confusi con il proprio vicino europeo.

Personalmente, come italiano ed europeo, sarei estremamente orgoglioso di vedere il ritratto di Beethoven o di Erasmo da Rotterdam sulle banconote emesse dalla BCE; Beethoven è “mio”, così come Vivaldi. Erasmo da Rotterdam è “mio”, così come Macchiavelli. Macchiavelli non è sulle banconote, mentre Erasmo sì? La cosa non mi turba e non toglie nulla a Macchiavelli. Mi rendo conto di essere in minoranza; molti miei amici italiani, irlandesi, inglesi o spagnoli non sarebbero d’accordo con me. Il comune senso di appartenenza al patrimonio culturale europeo non è molto diffuso. Sarebbe bello se le istituzioni europee avessero un po’ di più di coraggio e proponessero occasioni, come accennato prima, di “consolidamento” delle culture europee. Parlo di “consolidamento” e non di “mescolamento” delle culture europee. In parole molto semplici e con un’analogia culinaria, l’Europa non è recipiente in cui mescolare tutti gli elementi delle varie culture per preparare un piatto unico. L’Europa è più simile ad un cesto pieno di prodotti diversi, che stanno benissimo serviti all’interno dello stesso menù.

Se si aspetta che questo cesto venga riempito dalle democrazie europee, l’attesa potrebbe durare secoli con un bel nulla di fatto. La prima mossa spetta alle istituzioni europee, che innanzi tutto devono capire il loro ruolo di guida politica. Devono guidare, non inseguire il consenso. I leader guidano il consenso, gli esperti di marketing lo seguono. Purtroppo i paesi dell’Unione in questo momento pullulano di politici più orientati verso il marketing che la politica. I paesi europei hanno disperatamente bisogno di essere guidati verso un sentimento condiviso per un destino comune pur partendo da storie diverse, certo, ma tutt’altro che estranee tra di loro. Le macerie economiche lasciate dalla crisi mai finita del primo decennio di questo secolo non potranno essere rimosse da rigurgiti nazionalisti, i quali non sono solo anacronistici, ma pure molto dubbi sulle loro fondamenta storiche e politiche. Sarebbe interessante se si cominciassero a “mutualizzare” le perle della cultura europea, oltre che alcuni dei fardelli che derivano dall’intraprendere uno dei più ambizioni progetti politici della storia.

Su quest’ultimo punto, concludo con uno spunto preso dalla storia dell’unificazione degli Stati Uniti d’America, pur con tutte le dovute differenze del caso.

Ci sono banconote di 7 tagli differenti in circolazione negli USA.

Sui tagli da $1, $2, $5, $20 e $50 sono presenti i ritratti di presidenti degli USA.

Sulla banconota da $100 è presente il ritratto di Benjamin Franklin, che non fu mai presidente, ma pur sempre uno dei padri fondatori, oltre che grande uomo di scienza.

La banconota da $10 presenta il ritratto di Alexander Hamilton, personaggio non particolarmente noto al grande pubblico. Non fu mai presidente, e non pare che fosse un inventore, ma viene considerato uno dei padri fondatori. Condivide la presenza sulla banconota con l’immagine del palazzo del Tesoro Federale: fu Hamilton che propose con successo la mutualizzazione del debito tra gli Stati dell’Unione.

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